Luppolo

(Humulus Lupulus L. – Fam. Urticacee/Cannabinee) (Sin. – Lupulus communis Gaertn. – Lupulus scandens Lamk. Cannabis Lupulus Scopoli)

Luppolo- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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luppolo

Etimologia – Humulus: secondo alcuni Autori, dal latino humeo = essere umido, perchè la pianta preferisce il suolo umido. Secondo altri, perchè la pianta si stende sul suolo – humus -, se non trova sostegno. Secondo altri per la credenza che il lupo si nascondesse sotto i suoi rami, che si curvavano su di esso, come per umiltà (humilitas). Altri opinano che venga dall'antico nome scandinavo humul o dallo slavo schmeli.

Il nome francese houblon deriva dal latino medievale humolone che si fa derivare dall'olandese antico hommel e dall'antico tedesco humel, che ricordano entrambi humulus.

Lupulus – diminuitivo del latino lupus, lupus salicarius (Plinio) o lupo dei salici, perchè attorcigliandosi la pianta attorno ai salici giovani che pure vegetano nei luoghi umidi. ne ostacola la vegetazione e li fa morire. Anche perchè esaurisce il terreno.

Cannabis – Scopoli comprese la pianta nel genere Cannabis, molto vicino sistematicamente al genere Humulus L.

Nome volgare – Livertizio (antiq.), luvertin (piem.), lovertis (lomb.), lupari (rom.), lupula (sic.), bruscandol (ven.).

Houblon (fr.), Hopfen (ted.), Hops (ingl.), Hoppe (olan.), Humle (dan.), Humle (sved.), Chmiel (polac.), Chmel (rus.), Komlò (ungh.), Hombrecillo (spagn.), Khmièl (russ.).

Habitat – In Italia lungo le siepi, ai margini dei boschi, dal piano alla regione montana. Più o meno diffuso in diverse parti dell’Europa, specialmente al nord, America del nord, Asia (Damasco, mezzodì del M. Caspio e della Siberia orientale). Oggetto di intensa coltivazione nei dipartimenti francesi del nord e dell'est, nel Belgio (d'Alost) Olanda, Inghilterra, Germania (Baviera), Austria, ecc. Canada, America del nord (U.S.A. – New England, New York, Michigan, Indiana), Sud America (Brasile), Australia (per la fabbricazione della birra).

Pianta erbacea perenne.

Parti usate – Le inflorescenze femminili (amenti, coni o strobili) Lupulus foemina (Bauh.) portanti sulle bretteole, le brettee e gli acheni, le ghiandole a luppolino, raccolte in autunno (settembre-ottobre) e seccate in essiccatoio ad aria calda a 38° mass.

Componenti principali

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Resina e olio volatile, che sono contenuti nel luppolino (ghiandole dei fiori).

Resina

Dalla resina, cui si deve il sapore amaro della birra, sono state ottenute le seguenti frazioni:

1) frazione a (1) [resina molle a (2)], da cui in un primo tempo fu isolato un acido amaro a (3), denominato poi umulone (4) o acido a-lupulinico (5). A questa frazione resinosa si riferiscono inoltre le seguenti sostanze: umulinone (6), coumulone (7), adumulone (8), preumulone(9), isopreumulone, isoumulone, isoadumulone, isocoumulone (10), 4-desossiumulone (11) (12).

2) frazione b (1) [resina molle b (2)], da cui è stato separato l'acido amaro b (5), denominato acido b-lupulinico o lupulone (5) (13): inoltre colupulone (14) — che era già stato ottenuto per sintesi con il nome di isobutirrolupufenone (15) —, adlupulone e prelupulone (10).

3) frazione g (1) [resina dura g (2)], considerata quale miscela di prodotti di trasformazione degli acidi amari a e b sopraindicati (16).

4) frazione d, idrosolubile, presente in piccole quantità nel Luppolo fresco, in maggiori quantità (1 %) nella droga vecchia; essa si forma probabilmente per ossidazione di componenti idrosolubili nel Luppolo (17).

Lo studio della composizione chimica degli acidi amari è stato approfondito specialmente da Wòllmer (13) (18), da Wieland e Coll. (19-21), da Carson (22), da Riedl (23) (24), da Howard e coll. (25-30) e da Verzele e coll. (31-33) ed ha condotto alla attribuizione delle formule raccolte nella tabella 1 e 2. Si tratta di derivati floroglucinici con carattere acido.

La resina totale dello strobilo, secondo Specht (33a), nel Luppolo fresco è contenuta in quantità dal 12 al 20 %, ripartita, secondo Wildner (33b) per il 77% nelle ghiandole, per il 21 % nelle brattee, per l'1 % nell'asse e per lo 0,7% nel peduncolo dello strobilo. Per le ghiandole Kosch (33c) indica un titolo di resina pari al 55%.

Al contenuto in resina molle (34-37) e più precisamente in acidi amari di tipo a (38) (39) si attribuiscono le proprietà amare del Luppolo. Secondo Kotrla-Hapalova e Vancura (39), durante il ciclo vegetativo della pianta gli acidi amari b (lupulone e derivati) si formano prima degli acidi amari a (umulone e derivati) e questi ultimi compaiono circa due o tre settimane prima della piena maturazione dei frutti (39).

L'umulone è stato estratto dalla resina a in quantità pari al 61,4% (40).

Nel Luppolo e nel luppolino, il quale ultimo si ottiene dagli strobili con rese dell'8 al 12% (41), le diverse frazioni resinose sono state trovate nelle proporzioni indicate nella tabella 3.

Olio essenziale

L'olio etereo si trova nel Luppolo in quantità variabili dallo 0,2 allo 0,8%, in media 0,4-0,5% (47). Secondo Rabak (48) dal Luppolo recentemente essiccato si ottiene dallo 0,2 allo 0.5 % di olio essenziale, secondo la varietà, l'origine, il metodo di essiccazione, l'età e le condizioni di conservazione della droga. Lo stesso A. ha trovato 0,72% di olio nel

luppolo Figura 1

luppolo Figura 2

luppolino non essiccato, 0,23% nel Luppolo non essiccato, 0,12% nel Luppolo essiccato dopo due anni di magazzinaggio (48). Il Luppolo di Baviera (Hallertau) e di Boemia (Saaz) dà la migliore qualità di olio, ma, poiché in queste zone esso è usato essenzialmente per la preparazione della birra, in generale in Europa per la distillazione dell’olio si adopera Luppolo di provenienza belga od alsaziana.

luppolo Figura 3

Nell’olio essenziale sono stati trovati i seguenti componenti:

– b-mircene (51) (52) che è un importante componente dell’olio essenziale, poiché interviene nei processi di alterazione dell’olio e degli acidi amari a durante il magazzinaggio (53). Inoltre dipentene (52), umulene (a-cariofillene) (70), farnesene (54-72), b-(o g-)-cariofillene ( 70), un sesquiterpene aciclico con quattro doppi legami (2,6-dimetil-10-metiIene-2,6,11-dodecatriene) (73).

L’umulene, C15H24, é stato identificato da Sorm, Streibl, Pliva e Herout (64) all’a-cariofillene, componente sesquiterpenico dell’olio di Garofano (Eugenia caryophyllata Thunb.). La sua struttura, studiata da Harris e Coll. (56-59), da Sorm e Coll. (60-65), da Clarke (66), da Sutherland e Coll. (67) (68) e da Dev (69), é stata molto discussa. Nel corso di ricerche sull’olio essenziale di Lindera strychnifolia é stato rilevato che l’umulene naturale di questa pianta é una miscela di due isomeri a e b (I e II rispettivamente) e sembra essere verisimile che anche olii essenziali di altre piante contengano i due isomeri in diverse porzioni (71) (72). Più recentemente Corey, Mitra e Uda (72b) hanno ottenuto la sintesi totale del d,l-cariofillene (I) ed hanno identificato il prodotto sintetico con la sostanza naturale per via spettroscopica e per cromatografia in fase di vapore.

luppolo Figura 4

— linalolo libero e come isononilato di linalile, geraniolo (52), mircenolo in parte libero ed in parte esterificato con gli acidi enantico, caprifico e pelargonico (74)

— un alcool sesquiterpenico-luparenolo-C15H24O, di struttura ignota (52)

— un etere fenolico, di composizione non chiarita, denominato luparolo C16H26O2 (52), che per decomposizione produce un fenolo ed acido isovalerianico, il quale contribuisce a dare odore sgradevole alla droga vecchia

— formaldeide (74)

— metilnonilchetone (70)

— acidi liberi ed esterificati: gli acidi formico, valerianico ed enantico liberi e gli acidi formico, acetico, butirrico, caprifico, pelargonico e caprico esterificati (74)

— un triterpene C30H50 (p.f. 34°) ed un secondo con p.f. 60° (75).

L’analisi cromatografica in fase di vapore dei componenti ossigenati dell'olio di luppolo ha dato i seguenti risultati (75a):

luppolo Figura 5

Nella frazione volatile del Luppolo, secondo l’esito delle ricerche di Grumbach e Mirimanoff (76) sono contenuti principi attivi dotati di proprietà sedative, mentre, secondo Sikorski e Rusiecki (77), l’olio essenziale di Luppolo non esplicherebbe azione sedativa.

luppolo Figura 6

Oltre all'olio essenziale ed alla resina, nel Luppolo sono stati identificati i seguenti componenti:

Flavonoidi e antociani: leucocianidina, leucodelfinidina, quercetina, canferolo, come glucosidi e ramnosidi, presenti in abbondanza nei fiori, nei coni e nelle foglie, praticamente assenti nei fusti e nelle radici (78), rutina, isoquercitrina (79). Il flavanone isoxantoumolo, C21H22O5, identificato con l' “umulolo” (80) (81), già estratto da Power, Tutin e Rogerson (82), non si troverebbe originalmente nel Luppolo, secondo Verzele e coll. (80), ma si formerebbe per trattamento con alcali dal calcene xantoumolo, C21H22O5, equivalente alla sostanza colorante omonima, già isolata da Power e coll. (82).

Per lo xantoumolo Hubner e Riedl (83) hanno proposto la formula II e Verzele e coll. (80) (81) la III, confermata poi da Parthasarathy e Seshadri (84).

luppolo Figura 7

Il contenuto di flavonoli nel Luppolo varia dallo 0,28 allo 0,76 % secondo la varietà e secondo il luogo di origine della droga ed è più elevato nelle droghe provenienti dalle latitudini più basse (79).

Proteine, ammidi, ammine e amminoacidi (85): proteine 9,5% (85) anche 17,5% (86), colina (85), acido pipecolico (87) (88), a-alanina, b-alanina, gli acidi a-amminoadipico e g-amminobutirrico, arginina, asparagina, acido aspartico, istidina, isoleucina, leucina, lisina, fenilalanina, prolina, serina, treonina, tirosina, triptofano, valina, g-metilenglutammina e acido g-metilglutammico (88).

Glucidi: zuccheri liberi: glucosio, fruttosio, saccarosio, raffinosio (89) (90), stachiosio (?) (89), maltosio e isomaltosio.

— zuccheri combinati come glucosidi: glucosio, galattosio, fruttosio, ramnosio e xilosio (90)

— poliosi: galattano, mannano, arabano, glucosano, fruttosano, xilano; emicellulose con glucosano, xilano e arabano; cellulosa (90).

Altri componenti: resina con poco estere cerilico dell’acido cerotico; nella frazione insaponificabile alcool cerilico, entriacontano, fitosterina (82); tannino catechico (91) 3,3-4,3% (39); acido p-amminobenzoico (92), adenina, ipoxantina, betaina (85), glutatione (93), tracce di un alcaloide volatile non identificato (82) (85), sostanze estrogene di natura chimica non definita (20000-300000 U.I. in 100 g di fiori) (94), umidità nei fiori 10,6 -11,45 % in media 11,02% (95 ). Ceneri solubili 8,3 %, insolubili 1,4%, CaO 0,6%, P2O5 0,9%, K2O 2,9% e N 3,1% (96), Negli strobili essiccati sono stati trovati boro 2,0-2,5 g % (97), fluoro 3,1-5,7 p.p.m. (98), zinco 6,5-28,3 p.p.m. (99), manganese 8,3 mg % (100).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Sembra che il Luppolo fosse ignorato, almeno come medicamento, dalla medicina Greco-Romana. Ne accenna Plinio, ma soltanto come pianta spontanea commestibile.

Mesue, medico arabo del secolo XII, descrive il Luppolo come depurativo del sangue e Paracelso, più tardi (secolo XVI), ne consigliò l’impiego nei disturbi digestivi. Ne accenna Mattioli nei suoi «Discorsi» (Venezia 1557) come rimedio per il «dolore del capo» e nei disturbi di fegato e dello stomaco e tanta era la sua considerazione per le virtù terapeutiche di questa droga, che ne lamenta il limitato impiego nella terapia dell'epoca; «Ma è veramente gran cosa che così poco l’usano i medici de’ tempi nostri, essendo egli medicina così buona». Anche il Lemery nel suo «Trattato universale delle droghe semplici» (Padova 1735) accenna al Luppolo dicendo che le cime della pianta giovane «Sono buone da mangiare come asparagi» e che «Le foglie e le cime tenere del Luppolo sono usate in decozione nelle malattie di fegato, della milza, per purificare il sangue, per muovere l’orina» ecc.

Nel secolo scorso il Luppolo trovò impiego come amaro tonico e stomachico, come sedativo nervoso, come anafrodisiaco ed era ritenuto specialmente utile nella erezione dolorosa gonorroica, nelle polluzioni e nella spermatorrea (Hecker (101), Stephenson e Churchill (102), Huguier (103), Pecheck (104), Privat (105), Maton (106), Clarus (107) ed altri).

Secondo Stern (108), il Luppolo avrebbe un vasto campo di applicazione terapeutica; egli lo impiegò nelle affezioni gastro-intestinali, quali l’anoressia nervosa, l’aerofagia, i crampi dello stomaco, l’atonia nervosa, la nevrosi secretiva, l’iperestesia, l’iperemesi gravidica, l’ipercloridria, la nevrosi gastrica e intestinale, le enteralgie, la diarrea nervosa, il meteorismo e l’enterospasmo.

Renon (109) ha segnalato l’importanza che può avere il Luppolo come sedativo ed equilibratore nervoso in diversi stati di angoscia e in particolare nella cosiddetta «angoscia di guerra» descritta dall’A. durante la prima guerra mondiale.

Steven-Grònberg (110) che sperimentò un dializzato di Luppolo nella rana, vi potè riscontrare un’azione sedativa dell’eccitabilità riflessa a piccole dosi, ipnotica a dosi medie e paralizzante a forti dosi. Nei piccioni Steidl (111) trovò che la somministrazione di un infuso di Luppolo determina una leggera ipnosi, mentre i cani reagirono con diarrea e aumento della frequenza respiratoria.

Steidl sperimentò comparativamente 27 specie di Luppolo, notando notevoli differenze di azione, non solo fra le diverse specie, ma anche fra campioni della stessa specie raccolti però in diversi periodi della stessa annata. L’A. notò inoltre, l’esistenza di un antagonismo fra l’azione del Luppolo e quella della nicotina.

Sikorksi e Rusiecki (112) trovarono che l’acido amaro contenuto nel Luppolo e gli estratti che lo contengono, esercitano un effetto narcotico sugli uccelli e sui topi, mentre l’olio volatile non avrebbe manifestato alcuna attività.

Nel corso di ricerche sulla valutazione farmacologica del Luppolo, il Grumbach (113) ha constatato che l’acqua non è un buon solvente dei principi attivi del Luppolo e che macerazioni in solventi organici il cui residuo secco era stato ripreso con alcool, manifestava una doppia azione sedativa e tossica sul Carassius auratus. Secondo l’A., l’azione sedativa del Luppolo non può essere attribuita nè al lupulone nè all’umulone. Estraendo l'essenza di Luppolo in corrente di vapore, l’A. ha potuto separare una frazione ad azione tossica da un’altra ad azione sedativa e trovò che tanto l’essenza di Luppolo quanto la sua acqua distillata sono dotate di una marcata azione sedativa sul Carassius auratus.

La tossicità del Luppolo sul Carassius sarebbe dovuta, secondo l’A., ad un principio non volatile. Lo studio dell’acqua distillata di Luppolo, venne eseguito sperimentandone l’attività dopo diversi periodi di conservazione. I risultati dimostrarono che essa esercita la sua azione sedativa sul Carassius, soltanto durante il primo mese di conservazione, mentre dopo 24 mesi, oltre l’azione sedativa compare anche l’azione tossica. L’A. ha inoltre tentato di stabilire una relazione fra l’azione sedativa del Luppolo sul Carassius e la sua età di conservazione, ciò che gli ha permesso di porre le basi di un metodo di valutazione farmacologica dei preparati di Luppolo, semplice, rapido, economico e riproducibile.

Sull’azione batteriostatica degli estratti di Luppolo sono state eseguite molte ricerche i cui risultati hanno condotto alla constatazione di una interessante attività su numerosi gruppi di germi. Quest’azione del resto, era già nota da tempo (114-116) e veniva praticamente utilizzata per la conservazione della birra non pasteurizzata. Shimwel (117) trovò che lo sviluppo dei germi grampositivi nella birra, veniva quasi completamente inibito dalla luppolizzazione, mentre i gramnegativi continuavano a svilupparsi normalmente tanto nella birra luppolizzata quanto in quella non luppolizzata.

Rosenthal (118) trovò che l'olio essenziale di Luppolo esercita una azione batteriostatica sullo Staph. aureus alla diluizione di 1:5000 e battericida alla diluizione di 1:2500.

Altre ricerche sono state eseguite da Walker, Haastings e Farrer (119), da Walker e Parker (120) e da Kulka e Walker (121) sull'influenza che potevano esercitare gli estratti di Luppolo sull'attitudine del B. bulgaricus e del B. plantarum e produrre acido lattico.

Walker e Parker (120) constatarono che l'attività del B. bulgaricus diminuiva del 50% per aggiunta di parti 0,2:1000000 di lupulone o di parti 0,8:1000000 di umulone ad un mosto di birra a pH 4,5. Secondo gli AA., l'azione del lupulone e dell'umulone è superiore a quella del fenolo, rispettivamente, di 29000 a 4000 volte.

Le ricerche sull'azione tubercolostatica del lupulone iniziarono nel 1949 coi lavori di Chin e coll. (122) (123) i quali constatarono che il Myc. tuberculosis (H 37 R.W.) in terreno di Dubos Dawis, veniva inibito dal lupulone alla concentrazione di 1:40000, mentre l'umulone si dimostrò scarsamente attivo.

I risultati di queste ricerche vennero in seguito confermati da altri AA. fra i quali Lewis e coll. (124-126), Levaditi e coll. (127), Chin e coll. (128), Reynolds (129) e Salle e coll. (130) i quali ultimi constatarono che lo stesso ceppo di Myc. tuberculosis (H 37 R.W.) poteva essere inibito dal lupulone alla concentrazione di 1:200000 in terreno di Long.

Levaditi e coll. (127) osservarono in vitro, non solo un'azione batteriostatica ma anche battericida, del lupulone verso il Myc. tuberculosis e il Myc. smegmatis, mentre Bishop (131) trovò che l'attività del lupulone sarebbe più batteriostatica che battericida.

Da ricerche di Chin e coll. (128) e di Rische e Rohne (132), risulta che l'attività del lupulone diminuisce fortemente, in vitro, in presenza di siero di sangue. Anche Glitscher e coll. (133) notarono successivamente che l’attività batteriostatica di estratti di Luppolo verso i germi grampositivi, in vitro, diminuisce del 10% in presenza di sangue.

Sembrerebbe che tale proprietà inattivante del siero, sia in relazione col suo contenuto in fosfatidi [Erdmann (134)], ma non è ancora noto se soltanto i fosfatidi siano responsabili di quest'azione, in quanto si è potuto constatare che la proprietà inattivante del siero sarebbe di circa 10 volte superiore a quella dei fosfatidi purificati ottenuti dall'albumina, il che dimostrerebbe che i fosfatidi dell'albumina sono meno attivi, sotto questo aspetto, dei fosfatidi del siero, oppure che nel siero, oltre i fosfatidi, sono contenute altre sostanze inattivanti.

Sacks e Humphreys (135) hanno constatato che è possibile inibire l'azione batteriostatica del lupulone sul B. subtilis, sul Micrococco e sullo Str. faecalis, aggiungendo alle colture, lecitina e cefalina.

Anche Erdmann (136) che ha studiato comparativamente l'attività antimicrobica del lupulone e dell'umulone ha trovato che tale attività sarebbe principalmente rivolta contro i germi grampositivi e contro i micobatteri.

Il lupulone sarebbe di circa 10 volte più attivo dell'umulone e sarebbe capace di arrestare la crescita dei germi grampositivi alla diluizione di 1:100000-1:1000000 ed il Myc. tuberculosis var. hominis a concentrazioni variabili da 1:40000 a 1:200000 in vitro, a seconda del terreno di coltura impiegato. Il lupulone e (in misura minore) l'umulone, sono molto sensibili all'azione di agenti idrolitici e ossidativi; l'inattivazione che ne risulta può essere tuttavia impedita dall'aggiunta di acido ascorbico. Allorché il pH della coltura è basso, l'attività del lupulone si manifesta con maggior intensità e così pure l'aggiunta di una soluzione di NaCl al 2%, contribuisce ad elevarne l'attività.

Anche questo A. ha notato una diminuzione dell'attività del lupulone, variabile da 1/5 a 1/20 per aggiunta di siero di sangue al terreno di coltura.

Per somministrazione orale o intramuscolare nel topo, l'influenza del lupulone nella tubercolosi sperimentale era nettamente rilevabile sia per la diminuzione del numero dei focolai negli animali trattati, in confronto coi controlli, sia per il numero dei germi in essi contenuti.

Lo stesso Erdmann (134) in un lavoro successivo, ha studiato l'attività antimicrobica di due derivati naturali dell'umulone, l’umulinone e l’isoumulone. L’attività antimicrobica di quest'ultimo, sarebbe molto simile a quella dell'umulone, mentre l’umulinone risulterebbe meno attivo delle altre tre sostanze studiate: l'umulone, l’isoumulone e il lupulone.

Attività estrogena – Koch e Heim (94) basandosi sulla cognizione empirica che nelle donne impiegate nel raccolto del Luppolo, si osservano turbe mestruali con la regolare comparsa delle mestruazioni due giorni dopo l'inizio del raccolto e indipendentemente dal periodo del ciclo in cui esse si trovano, hanno voluto indagare se anche nel Luppolo, analogamente a quanto era stato precedentemente constatato in altri vegetali, sono contenute sostanze ormonosimili di tipo estrogeno.

Gli AA. hanno infatti potuto constatare che nel Luppolo è contenuta una quantità elevatissima di queste sostanze, quantità che può oscillare dai 2 ai 20 mg per 100 g di infiorescenze (da 20000 a 300000 U.I. cioè, secondo il test di Allen-Doisy).

Queste sostanze sarebbero contenute, anche nella birra luppolizzata, sebbene in quantità molto inferiore, poiché gran parte di esse viene distrutta durante la fermentazione. Ciò nonostante, si ritiene che il tenore in sostanze estrogene nella birra oscilli da 1 a 35 g per litro (da 10 a 360 U.I. ), quantità non indifferente se si considera che l'escrezione giornaliera di fenolsteroidi nella donna in attività sessuale, raggiunge i 20-25 g.

Gli AA. pertanto, non escludono che quelle alterazioni generali (obesità, sterilità, degenerazione epatica ecc.) che si osservano nei forti bevitori di birra, i quali riescono a consumare abitualmente quantità giornaliere che raggiungono e superano anche i 10 l., possano essere determinate, più che da intossicazione alcoolica, da intossicazione estrogenica.

Dal punto di vista terapeutico o paraterapeutico, gli AA. indicano la possibilità di un utile impiego della birra in quei casi in cui è indicata la somministrazione prolungata di estrogeni e a dosi deboli come nelle turbe del climaterio, nell’ipersessualità specie maschile ecc.

Data la facilità con cui gli estrogeni vengono assorbiti per via transcutanea, gli AA. preconizzano anche l’impiego di estratti di Luppolo per impacchi o per bagni, nei casi in cui sia indicata una terapia estrogena.

Terapia – Abbiamo accennato precedentemente all'impiego terapeutico del Luppolo come amaro-tonico aromatico, nelle dispepsie atoniche e come sedativo nervoso e in particolare come anafrodisiaco (Scherber (137), Privar (138), Debout, Durand-Fardel (139) ed altri). Sempre come sedativo il Luppolo venne impiegato da Taubmann (140) in associazione con la Melissa e con la Valeriana e da Urbanitzky (141), come sedativo nella pertosse e come blando ipnotico nella terapia infantile.

In rapporto con la sua attività tubercolostatica e in considerazione della sua scarsa tossicità, il lupulone è stato sperimentato clinicamente da Farber e coll. (142) ma con risultati molto modesti.

La presenza di notevoli quantità di sostanze estrogene notata da Koch e Heim nel Luppolo e nei suoi preparati, oltre ad offrire una base farmacologica alla nozione dell'attività anafrodisiaca nell’uomo, già nota da lungo tempo e più o meno empiricamente acquisita, potrebbe riguardare un vasto campo della patologia femminile e condurre ad altri interessanti impieghi terapeutici. Non ci risulta però, che siano state istituite ricerche al fine di identificare la natura chimica di queste sostanze, nè che siano stati fatti tentativi d’impiego terapeutico in questo senso.

Tossicologia – Lo studio tossicologico del lupulone nei vari animali, è stato eseguito da Chin e Anderson (143) i quali impiegando soluzioni di lupulone in olio di cotone o in glicole propilenico, trovarono che la DL50 per via intramuscolare è pari a 600 mg/kg nei topi e di 300 mg/kg nei ratti; per via intragastrica essa corrisponderebbe a 1500 mg/kg nel topo, a 1800 mg/kg nel ratto a 130 mg/kg nella cavia.

All’autopsia si constata congestione ed emorragie del polmone, dei reni e del fegato.

Gli animali tollerano dosi ripetute giornalmente, durante 2 settimane. Il lupulone aggiunto nelle proporzioni del 2-4% nel mangime degli animali provoca accidenti tossici caratterizzati da aumento dei leucociti monucleati nel polmone come si osserva nella bronco-polmonite.

L’accrescimento dei giovani ratti è leggermente ritardato da dosi giornaliere orali di 300-450 mg/kg di lupulone somministrate per un periodo superiore a 12-14 giorni.

La dose orale di 300 mg/kg somministrata per 14 giorni, determina nei conigli una leggera diminuzione di peso. Le cavie aumentano di peso dopo la somministrazione prolungata di dosi orali di 30 mg/kg, mentre i topi non subiscono modificazioni ponderali dopo somministrazione della stessa dose, per un periodo superiore ai 30 giorni.

Il 50% dei topi sopravvive per 18 giorni con una dieta contenente il 4% di lupulone; il 75% sopravvive per 40 giorni aggiungendo alla dieta il 2% di lupulone e il 90 % sopravvive per 4

0 giorni con l’aggiunta dell’1%.

In vitro non si constata emolisi. Per via endovenosa il lupulone determina un aumento della frequenza respiratoria, ma nessun effetto di risveglio negli animali anestetizzati.

Le suddette soluzioni di lupulone, applicate topicamente non irritano nè la cute nè le mucose.

Erdmann (136) nelle sue citate prove di terapia antitubercolare, non notò nei suoi pazienti, sintomi da intolleranza di rilevante gravità per somministrazione di lupulone. Essi accusarono al massimo disturbi a carico del tratto gastro-intestinale. Un sintomo caratteristico che si manifestava da 5 a 6 ore dopo la somministrazione della prima dose di lupulone, era dato da un bruciore localizzato nella zona epigastrica, seguito da crampi intermittenti e accompagnato talvolta da fenomeni diarroici.

In alcuni casi si manifestarono all'inizio del trattamento, sintomi di nausea e di vomito. Alcuni pazienti lamentarono una leggera cefalgia specialmente intensa nella regione frontale. In altri si rilevò un leggero ottundimento del sensorio e sonnolenza. Non sono state osservate alterazioni neurologiche e raramente comparvero reazioni da ipersensibilità.

In un caso si manifestarono eritemi e macchie cutanee che scomparvero dopo 2 giorni, ed una mialgia generalizzata che si risolse dopo 5 giorni. In due casi si verificò una transitoria eosinofilia.

Nelle raccoglitrici di Luppolo, oltre le turbe del ciclo mestruale di cui si è già detto, sono stati osservati anche casi di sensibilizzazione con tossidermie che comparivano però soltanto nel mese di settembre (144) e ciò in rapporto evidentemente col ciclo vegetativo della pianta nelle regioni in cui questi casi vennero osservati.

Estratti e preparati vari

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Estratto fluido (g 1 = L gtt).

Dosi: g 0,5-2 pro dose, due-tre volte pro die.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido luppolo g 20

Alcool di 40°………………………………………………………………… g 80

(2,5-10 g pro dose).

Sciroppo

Estratto fluido luppolo………………………………………………….. g 5

Sciroppo semplice F.U………………………………………………… g 95

(a cucchiai).

Tintura eupeptica

Estratto fluido luppolo………………………………………….. g 10

Estratto fluido centaurea

Estratto fluido angelica

Estratto fluido arancio amaro alcool-idrosolubile… ana g 5

Alcool di 30° q. b. a…………………………………………….. g 50

(30-40 gtt pro dose).

Pozione sedativa

Estratto fluido luppolo g 20

Estratto fluido lattuga g 10

Estratto fluido salice g 10

Glicerina e alcool di 95° g 50

Sciroppo arancio dolce g 50

Acqua q. b. a g 200

(a cucchiaini).

BIBLIOGRAFIA

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